Crêuza de mä di J. Blanchaert

Crêuza de mä
Io vado in vacanza da sempre in un posto che non nomino mai proprio come quel cercatore di funghi che consigli di andare a sinistra quando i porcini sono a destra. Il sentimento della condivisione a tutti i costi ha qualcosa di osceno. Le cose belle vanno anche tenute nascoste. Come i genovesi siano riusciti a non far capire al resto del mondo che la loro città è una delle meraviglie del creato, resta per me un mistero. Essi, tutti, ne sono consapevoli, ma non lo raccontano agli altri, anzi, semmai, mettono in azione la macchina del fumo per confondere le acque, per non far comprendere allo straniero quanto sia bella Genova, la loro città, di cui sono gelosissimi. Vorrei avvertire gli abitanti del capoluogo ligure che la loro concittadina Bernadette Pisano li sta tradendo. In terra lombarda, ogni volta che nomina il luogo di origine, s’illumina. Per lei è il centro del mondo. I suoi pennelli danno vita a situazioni intime con colori spirituali. La realtà è trasfigurata. Chi osserva, si ritrova spettatore invisibile, nella stanza in cui, d’estate, senza veli, la padrona di casa fa la siesta, sdraiata sul divano azzurro e abbracciata al cuscino. Si può essere catecumeni e liberissimi nello stesso tempo? Bernadette Pisano sembra dirci di sì. Le figure abbandonate di uomini e di donne evocano la sacralità del corpo che abbiamo avuto in prestito per questa vita e che alla fine dovremo restituire. I fiori, i giardini, le strade, i fasci di luce, gli abiti veri e quelli inventati, i portici, le ombre, le posture e le architetture. Questo ed altro conducono Bernadette Pisano a celebrare con leggerezza un senso non leggero della vita e a trasmettercelo con una gioia pulita in piena controtendenza con l’arte di oggi.

Jean Blanchaert
artista e gallerista