Critica di Anna Orlando

Il tratto mancino di Bernadette Schiaffino Pisano corre veloce sul foglio.
La sua strada maestra è quella del segno. Una gestualità non violenta ma neppure controllata. I tratti, estrosi e ritorti, come mille rivoli che si intrecciano, sono pensiero che si scioglie sulla carta. Così facendo l’immagine emerge. Né definita, nè descritta; incontrollata come non lo può essere un’idea che attraversa la mente.

Il percorso della Pisano, che approda tardi ma con entusiasmo e convinzione al mestiere di artista, prende avvio dallo studio accademico. Nel giro di un paio d’anni o poco più riesce a sciogliere le briglie che il rigore e il mestiere le imponevano e capisce la necessità di accantonare le numerose declinazioni di sperimentazione pittorica in omaggio, più o meno scontato e palese, ai grandi maestri del colore. Capisce, cioè, che il colore può vagare da solo, entro quei rivoli grafici che la sua mano sinistra regala alla carta.

La descrizione e la narrazione lasciano gradualmente posto al solo gesto grafico-pittorico, dove segno e colore si fondono con spontaneità e con un risultato di grande effetto visivo, oltre che emotivo. Poco importa se i volti non ci guardano, non si guardano. Il senso di appartenenza reciproco è ugualmente reso in maniera efficace dall’aggrovigliarsi dei corpi. Sagome informi, colorate o no, custodi di un’anima, materia fisica che assume senso e significato solo per questa funzione di involucro protettivo di qualcosa di molto più grande e non misurabile.
L’impossibilità di misurare si traduce nella struttura aperta e fluida della composizione a cui neanche la grande carta sembra poter bastare.

Il senso di partecipazione a ciò che si intuisce accadere sullo spazio del foglio, opportunamente grande per il respiro che necessita al pensiero, scaturisce dentro chi osserva. Chi guarda viene trasportato non tanto in un racconto, né nel dramma di un’apparizione, ma piuttosto in un frammento di esistenza.
Al centro, sempre l’uomo. O meglio una coralità di persone che condividono un’esperienza, un vissuto. Il sacro affiora non di rado come sostanza profondamente umana dell’esperienza di ciascuno, come paradigma di un sentire condiviso. Corale, appunto.

Anna Orlando (critico e storico dell’arte), ottobre 2014

A QUESTO LINK un altro articolo di Anna Orlando riguardante Bernadette Pisano