L’occhio di Bernadette di J. Blanchaert

Come l’impareggiabile acquarellista moscovita Romasko (è persona elegante e discreta e non la troverete in internet) riesce con i suoi Windsor & Newton ad imitare qualsiasi tecnica, così Bernadette Schiaffino Pisano è capace, grazie ad un’inarrestabile irruenza, frutto di una diga che si è rotta a monte e che si chiama spontaneità, di essere liquida come l’acqua, rapida, sognante e descrittiva tanto che le sue tele e le sue carte ad olio si possono spesso confondere per acquarelli.  È pittura contemporanea per persone non pedanti che non abbiano voglia di sentire troppe spiegazioni. Prendere o lasciare. Questa mostra, composta principalmente da studi, da lavori quindi tracciati di “getto”, ci consente di conoscere l’anima dell’artista, presente e protagonista senza  strategie e infingimenti.
Viaggiamo con lei in qualche quadro.
La Danza ricorda i colori leggeri di certi quadri di El Greco, i dolci di zucchero siciliano e le sculture in glucosio della pasticceria napoletana. È un mondo mediterraneo messo insieme e mescolato da una genovese.
Sottosopra ci mostra persone lievi che viaggiano racchiuse in altre persone. Sono i nostri angeli custodi. È gente che vola senza rispettare la segnaletica e le regole della forza di gravità. Ogni tanto, non di rado, questi corpi, queste ombre, aiutano segretamente qualcuno. Donna è figura bella e antica in costume olimpionico Parah, osservata con una certa intensità da un uomo non del nord in canottiera.
La grande madre racconta di una divinità molto preoccupata per i suoi figli e per le sorti di un mondo in pericolo. Quello di oggi. Negli Studi a china e tecnica mista si sente l’eco di stati d’animo altalenanti. Dormo, rifletto e penso come un gatto in un racconto di Cechov (Studio 14). Ecco i movimenti azzurri e rosa dell’uomo e della donna, movimenti a vanvera, anche antichi, perdite di tempo della vita di ognuno. Ozio, padre dei vizi e della letteratura (Studio 16). La mia paura, scritta inquietante, compare in un’immagine difficile da leggere come certe poesie che non fanno rima.
Vade retro Satana (Studio 17). Foto di classe liceale mista, con allievi indisciplinati che si muovono al momento dello scatto (Studio 19). Volti orientali. Provate a distinguere un giapponese da un cinese. Storie passate, alberi genealogici, la città di Kyoto (Studio 20).
I Lettori. Si tratta di chine e tecniche miste su carta da lucido che è come sciare sul vetro. Senza tempo a disposizione, oggi, per leggere, bastano i titoli dei giornali.
I guerrieri vanno a morire mandati da altri senza sapere perché. Sono molto bianchi e spesso anche innocenti.
Spaesamento è il racconto letterario di qualcosa che sta per accadere, ma non a tutto vogliamo dare un nome. Sono le quattordici e trenta.
Harem (Studio 9) , gruppo di donne color carta da zucchero parcheggiate in perenne attesa.
Successione, ritratto di un dinamismo non dissimile, ma più sensuale di quello che si può vedere nei primi dagherrotipi.
L’occhio di Bernadette.

Jean Blanchaert (gallerista, artista)